Sumário
Carta de Pedro Botelho para N. Jommelli (10 de Outubro de 1768)
Ano
1768
Biblioteca/Arquivo
Arquivo Nacional da Torre do Tombo
Cota
AHMF - Casa Real, Livro 2996, ff. 14v-15

1768  

Outubro, 10


Para Jommelli

Riverentissimo Signore e Padrone Colendissimo

Nel poscritto della mia di 27 di giugno, 19 di luglio, e 9 d’augusto ho proposto a lei di fare una messa con istrumenti da cantarsi per tutto il mese di novembre di quest’anno, e come non ho avuto risposta veruna sin qui mi risolvo a replicar la suddetta proposta nelle copie acchiuse delle sopraddette mie lettere. Come in queste m’ho spiegato assai non ho bisogno di ripetersi né accrescere niente di più. Basta che lei mi favorisca della sua risposta per sapermi regolare in questo bisogno. Il 4º involto del nostro 1º accordo si trova già nelle mie mani, e adesso non manca altro che il 5º.

Resto sempre disposto a servirla e con tutta la stima mi dico di Vostra Signoria Riverentissima.

Belém 10 ottobre 1768

Affezionatissimo Servitore ed Amico

Pedro José da Silva Botelho 


P.S. Finita la presente lettera m’è consegnata la sua stimatissima del 18 di augusto ieri dopo pranzo, la quale mi rende consolato e contento perché mi mancavano le sue risposte a me necessarie. Vedo la causa della dimora del 5º involto e spero sia risanata con la sua efficacissima cura.

Per quel che appartiene alla sua premurosa pretenzione incirca del Generale Augustiniano subito sono andato a palazzo e dal mio augustissimo sovrano ottenni la permissione per il segretario di stato degli affari forestieri scrivere subito in questa posta al signor commendatore il segretario Almada, che si trova in Venezia e per più istruzione ho fatto copiare il capitolo della sua lettera acciocché il segretario Almada veda nel suo istesso originale cosa lei vuole in questo affare. E mi lusingo di ottenere la suddetta grazia. E per più brevità va l’ordine al detto segretario commendatore che ottenuto che sia l’indulto subito lo rimetta a Vostra Signoria.

Quanto alla messa venga questa fatta a Roma però quando lei starà nel suo paese mi farà grazia di far una di pianta secondo le circostanze consequenti. Vorrei che questa di Roma venisse nel 5º involto e prima se può essere.


Vostra Signoria può star sicuro che io le desidero tutte le felicità immaginabili e mi dirò felice se in me si troverà la capacità doverosa per concorrere a questo fine.

Non le mando le copie sopraddette delle mie lettere, perché restano superflue quando vedo che già le sono state consegnate.

Image 436
Image 438
 1768

Outr.º 10         Para Jommelli

Riveretis.mo Sig.re e Padrone Coll.mo

Nel poscritto della mia di 27 di Giugno, 19 di Luglio,

e 9 d’Augusto ho proposto a lei di fare una messa con

istromenti da cantarsi per tutto il mezze di nover.e di quest’

anno, e come non ho avuto risposta veruna sin qui, mi

risolvo a replicar la sud.ª proposta nelle copie achiuse

delle sopraddette mie lettere. Come in queste m’ho spie

gato assai, non ho bisogno di ripetere, ne acrescere niente di

più: Basta che lei mi favorisca della sua risposta per

sapermi regolare in questo bisogno. Il 4º involto del

nostro 1º accordo si trova già nelle mie mani, e adesso non
 manca altro che il 5º.

Resto sempre disposto a servirla, e con tutta la

stima mi dico di V. S.ª Riveritissima.

Aff.mo servitore ed amico

Bellem 10 ottobre 1768                                              P. J. S. B.

 

P.S. Finita la presente lettera m’è consegnata la

sua stimatissima del 18 d’Augusto hieri dopo pranzo

la quale mi rende consolato e contento, perché mi man-

cavano le sue risposte a mè necessarie. Vedo la causa

della dimora del 5º involto, e spero sia risanata con la

sua efficacissima cura.

Per quel che appartiene alla sua premurosa

pretenzione incirca del Generale Augustiniano, subito sono

andato a Palazo e dal mio Augustissimo sovrano ottenne

la permissione, per il secretario di stato degli affari fo-

rastieri scrivere subito in questa posta al sig.r Commendatore

il seg.r Almada, che si trova in Venezia, e per più istrus-

sione ho fatto copiar il capitolo della sua lettera acciò

che il sig.r Almada veda nel suo istesso originale cosa lei

vuole in questo affare. E mi lusingo di obtenere la

sud.ª grazia. E per più brevità va l’ordine al d.º sig.r Com-

mendatore che obtenuto che sia l’indulto subito lo rime-

ta a V. S.

Quanto alla messa, venga questa fatta a Roma,

però quando lei starà nel suo Paese mi farà grazia di far

 una di pianta secondo le circostanze consequenti. Vorrei

che questa di Roma venisse nel 5º involto e prima

se può essere.


1768                               V. S. puo star sicuro che io le disidero tutte le

felicità imaginabili, e mi dirò felice se in me si

troverà la capacità doverosa per concorrere a questo fi-

ne.

Non li mando le copie sopraddette delle mie

lettere, perché restano superflue, quando vedo che

già le sono state consegnate.